CAMBIA LA LITURGIA, MA NESSUNO SE NE RENDE CONTO

Motu Proprio?

Il Papa cambia la Liturgia dal basso, dando carta bianca alle Conferenze Episcopali e alle Diocesi. Dovranno e potranno adattare il tutto alle esigenze locali e al linguaggio moderno.Non potendo cambiare la Liturgia dall’alto (causa scisma) inizia dal basso. Il progetto del Papa Bergoglio diventa sempre più chiaro.

Lettera apostolica in forma di Motu Proprio “Magnum Principium” Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur, 09.09.2017


Testo della Lettera Apostolica Motu Proprio “Magnum Principium” Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur

Nota sul canone 838 del Codice di Diritto Canonico

Commento al Motu Proprio del segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

 

Testo della Lettera Apostolica Motu Proprio “Magnum Principium” Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur

LETTERA APOSTOLICA EMISSATA 
MOTU PROPRIO 
DEL PONTIFICO SUPREME

FRANCESCO

MAGNUM PRINCIPIUM

DA QUALE POSSONO. 838 DEL CODICE DI CANON LA LEGGE È MODIFICATA

Il grande principio, stabilito dal Concilio Ecumenico Vaticano II, secondo cui la preghiera liturgica è accolta alla comprensione del popolo in modo da poter essere capita, ha richiesto il compito pesante di introdurre il linguaggio vernacolare nella liturgia e di preparare e approvare la versioni dei libri liturgici, una carica che è stata affidata ai Vescovi.

La Chiesa latina era consapevole del sacrificio attivo coinvolto nella perdita parziale del latino liturgico, che era stato in uso in tutto il mondo nel corso dei secoli. Tuttavia volentieri aprì la porta affinché queste versioni, come parte dei riti stessi, potessero diventare la voce della Chiesa che celebra i misteri divini insieme alla lingua latina.

Allo stesso tempo, soprattutto in considerazione delle diverse opinioni espresse dai Padri del Consiglio riguardo all’uso del linguaggio vernacolare nella liturgia, la Chiesa era a conoscenza delle difficoltà che potrebbero presentarsi a questo proposito. Da un lato era necessario unire il bene dei fedeli di un determinato tempo e cultura e il loro diritto ad una partecipazione consapevole e attiva alle celebrazioni liturgiche con la sostanziale unità del rito romano. D’altra parte le lingue vernacolari stesse, spesso solo in modo progressivo, potrebbero diventare linguaggi liturgici, distinguendosi in modo non dissimile al latino liturgico per la loro eleganza di stile e la profondità dei loro concetti al fine di nutrire la fede.

Questo era lo scopo di varie leggi liturgiche, istruzioni, lettere circolari, indicazioni e conferme di libri liturgici nelle varie lingue vernacolari rilasciate dalla Sede Apostolica dal tempo del Concilio, che era vero sia prima che dopo le leggi stabilite dalla Codice di Diritto Canonico.

I criteri indicati erano e restano a livello di linee guida generali e, per quanto possibile, devono essere seguite da commissioni liturgiche come strumenti più idonei affinché, attraverso la grande varietà di lingue, la comunità liturgica possa arrivare ad uno stile espressivo adatto e adatta alle singole parti, mantenendo l’integrità e la fedeltà accurata, specialmente nella traduzione di alcuni testi di grande importanza in ogni libro liturgico.

Poiché il testo liturgico è un segno rituale, è un mezzo di comunicazione orale. Tuttavia, per i credenti che celebrano i riti sacri la parola è anche un mistero. Infatti, quando vengono pronunciate parole, in particolare quando vengono lette le Sacre Scritture, Dio ci parla. Nel Vangelo Cristo stesso parla al suo popolo che risponde da sé o attraverso il celebrante con la preghiera al Signore nello Spirito Santo.

L’obiettivo della traduzione dei testi liturgici e dei testi biblici per la Liturgia della Parola è quello di annunciare la parola della salvezza ai fedeli nell’obbedienza alla fede e di esprimere la preghiera della Chiesa al Signore. A questo scopo è necessario comunicare a una determinata gente che utilizza la propria lingua tutto ciò che la Chiesa intende comunicare ad altre persone attraverso la lingua latina. Mentre la fedeltà non può sempre essere giudicata da singole parole ma deve essere ricercata nel contesto dell’intero atto comunicativo e secondo il suo genere letterario, tuttavia alcuni termini particolari devono essere considerati anche nel contesto dell’intera fede cattolica perché ogni traduzione dei testi deve essere congruenti con la dottrina sana.

Non sorprende che nel corso di questo lungo passaggio di lavoro sono sorte difficoltà tra le Conferenze Episcopali e la Sede Apostolica. Affinché le decisioni del Consiglio sull’utilizzo delle lingue vernacolari nella liturgia possano anche avere valore in futuro una collaborazione vigile e creativa piena di fiducia reciproca tra le Conferenze Episcopali e il Dicastero della Sede Apostolica che svolge il compito di promuovendo la Sacra Liturgia, cioè la Congregazione per il Divino Culto e la Disciplina dei Sacramenti, è assolutamente necessaria. Per questo motivo, affinché il rinnovo dell’intera vita liturgica possa continuare, è sembrato opportuno che alcuni principi resi dal momento del Consiglio dovessero essere riaffermati e messi in pratica più chiaramente.

Senza dubbio, bisogna prestare attenzione al bene e al bene dei fedeli, né dovrà dimenticare il diritto e il dovere delle Conferenze Episcopali che, insieme alle Conferenze Episcopali delle regioni che condividono la stessa lingua e con la Sede Apostolica, devono assicurare e stabilire che , mentre il carattere di ogni lingua è salvaguardato, il senso del testo originale è pienamente e fedelmente reso e che anche dopo gli adattamenti i libri liturgici tradotti illuminano sempre l’unità del rito romano.

Per rendere più facile e fruttuosa la collaborazione in questo servizio ai fedeli tra la Sede Apostolica e le Conferenze Episcopali e dopo aver ascoltato la consulenza della Commissione dei Vescovi e degli Esperti che ho stabilito, ordino, con l’autorità che mi è affidata, che la la disciplina canonica che è attualmente in vigore nel can. 838 del CIC, affinché, secondo quanto dichiarato nella Costituzione Sacrosanctum Concilium , in particolare negli articoli 36 §§3.4, 40 e 63 e nella Lettera Apostolica Motu Proprio Sacram Liturgiam, n. IX, si rende più chiara la competenza della Sede Apostolica che circonda la traduzione dei libri liturgici e gli adattamenti più radicali stabiliti e approvati dalle Conferenze Episcopali, tra le quali si possono anche numerare eventuali nuovi testi da inserire in questi libri.

Pertanto, in futuro può. 838 si legge come segue:

Può. 838 – §1. L’ordinamento e la guida della liturgia sacra dipende esclusivamente dall’autorità della Chiesa, vale a dire quella della Sede Apostolica e, come previsto dalla legge, quella del Vescovo diocesano.

§2. È per la Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare libri liturgici, riconoscere gli adattamenti approvati dalla Conferenza Episcopale secondo la norma del diritto e esercitare la vigilanza che i regolamenti liturgici sono osservati fedelmente ovunque.

§3. Si tratta delle Conferenze Episcopali per preparare fedelmente le versioni dei libri liturgici in lingue vernacolari, opportunamente sistemate entro limiti definiti e approvare e pubblicare i libri liturgici delle regioni per le quali sono responsabili dopo la conferma della Sede Apostolica .

§ 4. Nel limite della sua competenza, appartiene al Vescovo diocesano a depositarsi nella Chiesa affidata alla sua cura, regolamenti liturgici che sono vincolanti per tutti. Di conseguenza è così che l’arte. 64 §3 della Costituzione Apostolica Pastor Bonus e altre leggi devono essere interpretate, in particolare quelle contenute nei libri liturgici relativi alla loro revisione. Allo stesso modo ordino che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti modifichino i propri “Regolamenti” sulla base della nuova disciplina e aiutino le Conferenze Episcopali a svolgere il loro compito e lavorino per promuovere sempre più la vita liturgica del Chiesa latina.

Tutto ciò che ho decretato in questa Lettera Apostolica ha emesso Motu Proprio deve essere osservato in tutte le sue parti, nonostante qualsiasi altra cosa, anche se degno di menzione particolare, e ho deciso e dispongo che sia promulgato dalla pubblicazione in il quotidiano L’Osservatore Romano , che entrerà in vigore il 1 ° ottobre 2017 e successivamente pubblicato in Acta Apostolicae Sedis .

Data a Roma, a San Pietro, il 3 settembre dell’anno 2017, quinto del mio pontificato

FRANCISCUS PP

 

Nota sul canone 838 del Codice di Diritto Canonico

CANON 838 
NELLA LUCE DI CONCILLIERE E DI FONTI CONCILLIENTI POST

In occasione della pubblicazione del Motu Proprio Magnum principium , con il quale Papa Francesca fa variazioni al possibile. 838 §§2 e 3 del CIC, il segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti offre, nella nota successiva, un commento sulle fonti sottostanti di questi paragrafi, tenendo conto della formulazione in vigore fino ad ora così come la nuova formulazione.

Il testo corrente

Fino ad ora può. 838 §§2 & 3 leggi quanto segue:

§2. Apostolicae Sedis est sacram liturgiam Ecclesiae universae ordinare, libros liturgicos edere eorumque versioni in linguas vernaculas recognoscere, necnon consiglia ordinationes liturgicae ubique fideliter observentur.

§3. Ad Episcoporum conferentias spettare le versioni librorum liturgicorum in linguas vernaculas, conveniente intra limites in ipsis libris liturgicis definitos aptatas, para, easque edere, praevia recognitione Sanctae Sedis. 1

I riferimenti per §2 sono l’Istruzione Inter Oecumenici (26 settembre 1964), n.21 e possono. 1257 del CIC del 1917

Per §3 essi sono Sacrosanctum concilium n.22 §2 e n.36 §§3-4; S. Congr. Pro Sacramentis et Cultu Divino, Epist. Decem iam annos(5 giugno 1976); S. Congr. Pro Doctrina Fidei, Ecclesiae pastorum (19 marzo 1975), art. 3.

Sebbene le fonti abbiano un valore puramente indicativo e non siano esaustive, è possibile fare alcune osservazioni nel loro riguardo.

Questo è così soprattutto per quanto riguarda la possibilità. 838 §2. Inter Oecumenici n.21 si trova nella cap. I, VI. De competenti auctoritate in re liturgica (ad Const. Art. 22) e così recita: “Apostolicae Sedis est la libros liturgicos generales instaurare atque approbare, tum sacram Liturgiam in iis quae universam Ecclesiam respiciunt ordinare, et Acta et deliberationes auctoritatis territorialis probare seu confermare, non esiterà a proposito di proposte e petizioni “. 2 Apparisce una chiara equivalenza presunta tra il verbo “recognoscere” usato nel can. 838 §2 e l’espressione “probare seu confermare” usata in Inter Oecumenici. Questa ultima espressione è stata voluta dalla Commissione liturgica del Concilio Vaticano II a sostituire la terminologia derivata dal verbo “recognoscere” (“actis recognitis”), riferendosi alla can. 250 §4 (cfr 304 §2) del CIC del 1917, come spiegato ai Padri del Consiglio nella Relatio e votato da loro in Sacrosanctum concilium n.36 §3 nella forma “actis ab Apostolica Sede probatis seu confirmatis”. È anche possibile notare che Inter Oecumenici n.21 copre tutti gli atti delle autorità territoriali, mentre il codice lo applica specificamente all’interpretazione textum liturgicorum, materiale che Inter Oecumenici n.40 tratta esplicitamente.

Per quanto riguarda la possibilità. 838 §3 è pertinente il riferimento al Sacrosanctum concilium n.22 §2. Facendo riferimento a Sacrosanctum concilium n.36 §§3-4 (§3 si tratta di “de usu et modo linguae vernaculae statuere, actis ab Apostolica Sede probatis seu confirmatis” e §4 tratta con “conversio textus latini in linguam vernaculam in liturgia adhibenda , un competente auctoritate ecclesiastica territoriale, di qua supra, approbari debet “) è chiaro come, per le traduzioni, non sia una probatio seu confermazionené un riconoscimento in senso stretto giuridico di can. È richiesto 455 §2.

La storia della Lettera Apostolica ha emesso Motu Proprio Sacram Liturgiam n. IX (25 gennaio 1964), che doveva essere corretto in Acta Apostolicae Sedis a causa della reazione dei Padri del Consiglio, sembra non essere stata adeguatamente presa in considerazione. Quando il Sacram Liturgiam è apparso in L’Osservatore Romano il 29 gennaio 1964, legge: “… le interpretazioni popolari, un competente auctoritate ecclesiastica territoriale propositas, 3 ab Apostolica Sede esse rite recognoscendas 4 atque probandas”Tuttavia in Acta Apostolicae Sedis è stata adottata la terminologia conciliare: “… le interpretazioni popolari, un competente auctoritate ecclesiastica territoriali conficiendas e approfondimenti esse, ad normam art. 36, §§3 e 4; acta vero huius auctoritatis, ad norma demo art. 36, §3, ab Apostolica Sede sono rite probanda seu confirmanda “6 . Così il Motu Proprio Sacram Liturgiam ha distinto l’approvazione delle traduzioni in quanto tale da parte delle autorità territoriali con un decreto che li ha resi obbligatori e il fatto che un tale atto doveva essere “probatus seu confirmatus” dalla Sede Apostolica. Inoltre, si deve notare che Sacram Liturgiam aggiunge: “Quod ut semper servetur praescribimus, liturgicus quidam textus latino a legitima, quam diximus, auctoritate in linguam vernaculam convertetur”.7 Questa ordinanza riguarda entrambi questi momenti distinti, vale a dire il conficere e approbare di una traduzione e l’atto di renderlo obbligatorio con la pubblicazione del libro che lo contiene.

Il riferimento all’epist. Decem iam annos (5 giugno 1976) del S. Congr. Pro Sacramentis et Cultu Divino è pertinente ma bisogna notare che non usa mai il termine “recognoscere” ma solo “provare, confermare, confermare”.

Tornando a Ecclesiae pastorum del S. Congr. Pro Doctrina Fidei, art.3 (composto da tre numeri), solo n.1 è rilevante per il nostro materiale. Legge: “1. I libri liturgici delle varie voci di eorum in linguam vernaculam eorumve partes ne edantur nisi de mandato Episcoporum Conferentiae atque sub éusdem vigilantia, praevia conferma Apostolicae Sedis “.8 N. 2 riflette e n. 3 libri di preghiera. Si deve comunque notare che la supervisione e il mandato sono attribuiti alle Conferenze Episcopali mentre la “praevia confirmatio”, relativa al libro che viene pubblicato, è attribuita alla Sede Apostolica. Questo non è precisamente un “riconosciuto” della versione come quella trovata in can. 838.

 

Il nuovo testo

Con i cambiamenti decisi dal Motu Proprio Magnum principium può. 838 §§2 & 3 leggi quanto segue:

§2. Apostolicae Sedis est sacram liturgiam Ecclesiae universe ordinare, libros liturgicos edere, aptationes, ad normam iuris a conferentia Episcoporum approbatas, recognoscere, necnon advigiliare ut ordinationes liturgicae ubique fideliter observentur.

§ 3. Ad Episcoporum Conferentias spettate versioni librorum liturgicorum in linguas vernaculas fideliter et convenienter intra limites definitos accomodations parare et approbare atquae libros liturgicos, pro regionibus ad quas pertinent, post confirmem Apostolicae Sedis edere.9

§2 si riferisce ora alle “aptationes” (le “versioni” non sono più menzionate, il materiale è trattato in §3), vale a dire i testi e gli elementi che non fanno parte della editio typica latina , così come i “profundiores aptationes “previste dal Sacrosanctum conciliumn.40, che sono regolate dall’Instruction Varietates legitimae sulla Liturgia Romana e l’Inculturazione (25 gennaio 1994); dopo l’approvazione della Conferenza Episcopale le “aptationes” devono avere il “riconosciuto” della Sede Apostolica. Il riferimento qui è quello di Sacrosanctum concilium n.36 §3. La regolazione a §2 mantiene la possibilità. 1257 del CIC del 1917 tra le sue fonti, e aggiunge il riferimento all’Illustration Varietates legitimaeche si occupa dell’applicazione del nn.39 & 40 Sacrosanctum conciliumper il quale è richiesto un completo “riconoscimento”.

§3 si riferisce alle “versioni” dei testi liturgici, che più chiaramente specifica deve essere fatta “fedele” e approvata dalle Conferenze Episcopali. Il riferimento è al Sacrosanctum concilium n.36 §4 e analogamente a quanto può. 825 §1 riguardante la versione di Scared Scripture. Queste versioni sono pubblicate in libri liturgici dopo aver ricevuto la “conferma” della Sede Apostolica, come previsto dal Motu Proprio Sacram Liturgiam , n. IX.

La formulazione precedente di can. 838 §3 “limiti intra in ipsis libris liturgicis definitos aptatas”, deriva da Sacrosanctum conciliumn.39 (“Intra limita in editionibus typicis librorum liturgicorum statutos … aptationes definire”), riguardanti le “aptationes” e non le “versioni” che sono ora trattato in questo paragrafo, è ora reso con l’espressione “intra limites definitos accommodatas”, attingendo alla terminologia dell’Istituto Generale Missalis Romani n.392; ciò consente una opportuna distinzione per le “aptationes” di cui al §2.

Pertanto, il rettificato §3 continua a essere fondato sul Sacrosanctum concilium n.22 §2; n.36 §§3-4; S. Congr. Pro Sacramentis et Cultu Divino, Epist. Decem iam annos (5 gennaio 1976); S. Congr. Pro Doctrina Fidei, Ecclesiae pastorum (19 marzo 1975), art. 3, con l’aggiunta del riferimento all’Institutio Generalis Missalis Romani (ed. Tipica tertia) nn.391 & 392, evitando comunque il termine “riconoscere, riconoscere” in modo tale che l’atto della Sede Apostolica relativo alla le versioni preparate dalle Conferenze Episcopali con particolare fedeltà al testo latino (vedere l’aggiunta della parola fedeliter ) non possono essere equiparati alla disciplina del can. 455, ma ancora una volta fa parte dell’azione di aconfermazione (come espresso in entrambi i Decem iam annosEcclesiae pastorum , art.3).

La “confermazione” è un atto autorevole con cui la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ratifica l’approvazione dei Vescovi, lasciando la responsabilità della traduzione, intesa come fedele, al munus dottrinale e pastorale delle Conferenze Episcopali . In sintesi, la “confirmatio”, ordinariamente concessa sulla base della fiducia, suppone una valutazione positiva della fedeltà e della congruenza dei testi prodotti rispetto al testo latino tipico, soprattutto tenendo conto dei testi di maggiore importanza (ad es. formule sacramentali, che richiedono l’approvazione del Santo Padre, l’Ordine della Messa, le preghiere eucaristiche e le preghiere di ordinazione, che richiedono tutti una revisione dettagliata).

Come il Muto Proprio Magnum principium stesso ricorda i cambiamenti nel can. 838, §§2 & 3 hanno conseguenze per la costituzione apostolica dell’arte bonus pastorale . 64 §3 e per l’ Istitutio Generalis Missalis Romani e per la Praenotanda dei libri liturgici nei luoghi che toccano materiali relativi alla traduzione e agli adattamenti.

__________________________________________________

 

1 §2. È per la Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare libri liturgici e riconoscere le loro traduzioni nelle lingue vernacolari, ed esercitare la vigilanza che i regolamenti liturgici sono osservati fedelmente ovunque.

§3. Si tratta delle conferenze dei vescovi per preparare e pubblicare, dopo la revisione precedente della Santa Sede, le traduzioni di libri liturgici nelle lingue vernacolari, adeguate adeguatamente nei limiti definiti nei libri liturgici stessi.

2 “La Santa Sede ha l’autorità di riformare e approvare i libri liturgici generali; regolare la liturgia in questioni che interessano la Chiesa universale; approvare o confermare l’ acta e le decisioni delle autorità territoriali; e di aderire alle loro proposte e richieste “.

3 Art. 36 §4 di SC usa il verbo “approbare”.

4 L’ art. 36 § 3 della SC afferma: “actis ab Apostolica sede probatis seu confirmatis”. “Approvati, cioè confermati dalla Santa Sede”.

L’Osservatore Romano 29 gennaio 1964, 1. “… le versioni vernacolari proposte dall’autorità ecclesiastica territoriale competente devono sempre essere riconosciute e approvate dalla Santa Sede”.

6 Cfr. AAS 56 (1964), 143. “… le versioni vernacolari devono essere redatte e approvate dall’autorità ecclesiastica competente territoriale, come previsto dall’art. 36 §§3 & 4; e che, come previsto dall’art. 36 § 3, gli atti di questa autorità richiedono la dovuta approvazione, cioè la conferma della Santa Sede “.

7 Cfr. ibidem . “Questo è il corso da prendere ogniqualvolta un testo liturgico latino sia tradotto nel vernacolo dall’autorità già menzionata”.

8 “1. I libri liturgici, tra cui le traduzioni vernacolari o le loro parti, devono essere pubblicate solo con mandato della Conferenza Episcopale e sotto la sua supervisione, dopo la conferma da parte della Santa Sede “.

9 §2. È per la Sede Apostolica ordinare la sacra liturgia della Chiesa universale, pubblicare libri liturgici, riconoscere gli adattamenti approvati dalle Conferenze dei Vescovi secondo la norma del diritto e esercitare la vigilanza secondo cui i regolamenti liturgici sono osservati fedelmente ovunque.

§3. Si tratta delle Conferenze dei Vescovi di preparare fedelmente le versioni dei libri liturgici in lingue vernacolari, opportunamente sistemate entro limiti definiti e di approvare e pubblicare i libri liturgici delle regioni per le quali sono responsabili dopo la conferma della Sede Apostolica .

 

Commento al Motu Proprio del segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti

 

Una chiave per la lettura del Motu Proprio “Magnum principium”

Il nuovo Motu Proprio Magnum principium ha alterato la formulazione di alcune norme del Codex iuris canonici riguardo alla traduzione dei libri liturgici in linguaggi moderni.

Papa Francesco ha introdotto alcune modifiche al testo del canone 838 in questo Motu Proprio, datato 3 settembre 2017 e entrato in vigore dal 1 ° ottobre 2017. Il motivo di tali cambiamenti è spiegato nel testo stesso pontificio, che richiama e spiega i principi che sottolineano le traduzioni delle edizioni tipiche latine, nonché la delicatezza richiesta da coloro che intraprendono tale opera. Poiché la Liturgia è la preghiera della Chiesa, essa è regolata dall’autorità ecclesiale.

Tenuto conto dell’importanza di questo lavoro, i Padri del Concilio Vaticano II hanno già considerato la questione dei ruoli della Sede Apostolica e delle Conferenze Episcopali a questo riguardo (cfr Sacrosanctum concilium , nn.36, 40 e 36). In effetti il ​​grande compito di prevedere le traduzioni liturgiche è stato guidato dalle norme e da istruzioni specifiche del Dicastero competente, in particolare Comme le prévoit (25 gennaio 1969) e poi, dopo i Codex iuris canonici del 1983, da Liturgiam authenticam(28 marzo 2001), entrambi pubblicati in diverse fasi, con l’obiettivo di rispondere a problemi concreti che sono diventati evidenti nel corso del tempo e che erano sorti in seguito al complesso lavoro che si occupa della traduzione di testi liturgici. Il materiale relativo all’intero campo dell’inculturazione, invece, è stato regolato dall’Instruction Varietates legitimae (25 gennaio 1994).

Tenendo conto dell’esperienza di questi anni, il Papa scrive che ora “sembrava opportuno che alcuni principi resi dal tempo del Consiglio dovessero essere riaffermati e messi in pratica”. Pertanto, tenendo conto dell’esperienza acquisita nel corso di questi anni e con l’occhio al futuro sulla base della costituzione liturgica del Sacro scrutinio sacro II del Concilio , il Papa intende chiarire l’attuale disciplina introducendo alcune modifiche al canone 838 del Codice iuris canonici .

L’obiettivo delle modifiche è quello di definire meglio i ruoli della Sede Apostolica e le Conferenze dei Vescovi nei confronti delle proprie competenze che sono diverse ma rimangono complementari. Sono chiamati a lavorare in uno spirito di dialogo sulla traduzione dei tipici libri latini, nonché per ogni eventuale adattamento che possa toccare riti e testi. Tutto questo è al servizio della preghiera liturgica del popolo di Dio.

In particolare, nella nuova formulazione del detto canone, c’è una distinzione più adeguata, per quanto riguarda il ruolo della Sede Apostolica, tra l’ambito del riconoscimento e quello della confermazione rispetto a quello che appartiene all’Episcopato Conferenze, tenendo conto della loro responsabilità pastorale e dottrinale, nonché dei limiti delle loro azioni.

Il riconoscimento , menzionato nel canone 838 §2, implica il processo di riconoscimento legittimo adattamenti liturgici da parte della Sede Apostolica, compresi quelli più “radicali” ( Sacrosanctum concilium 40), che le Conferenze Episcopali possono stabilire e approvare per la loro territori entro limiti definiti. Nell’incontro tra liturgia e cultura la Sede Apostolica è chiamata a recognoscere , vale a dire rivedere e valutare tali adattamenti per salvaguardare la sostanziale unità del Rito Romano: i riferimenti per questo materiale sono Sacrosanctum concilium nn. 39-40; e la sua applicazione, quando indicata nei libri liturgici e altrove, è regolata dalla Legatura delle Istruzioni Varietates.

La confermazione – terminologia già adottata nel motu proprio Sacram Liturgiam n. IX (25 gennaio 1964) – riguarda invece le traduzioni di testi liturgici che, sulla base del Sacrosanctum concilium (n.36, §4), sono di competenza delle Conferenze Episcopali per preparare e approvare; il canone 838 §3 chiarisce che le traduzioni devono essere eseguite fedeliter secondo i testi originali, riconoscendo così la principale preoccupazione dell’istruzione Liturgiam authenticam. Infatti, ricordando il diritto e la grave responsabilità della traduzione affidata alle Conferenze Episcopali, il motu proprio sottolinea anche che le Conferenze “devono assicurare e stabilire che, mentre il carattere di ogni lingua è salvaguardato, il senso del testo originale dovrebbe essere resi pienamente e fedelmente “.

La confermazione della Sede Apostolica non è quindi da considerarsi un intervento alternativo nel processo di traduzione, bensì come un atto autorevole attraverso il quale il Dicastero competente ratifica l’approvazione dei vescovi. Ovviamente, ciò presuppone una valutazione positiva della fedeltà e della congruenza dei testi prodotti rispetto alle tipiche edizioni su cui si fonda l’unità del Rito e, soprattutto, tenendo conto dei testi di maggiore importanza, in particolare del Sacramentale le formule, le preghiere eucaristiche, le preghiere dell’ordinazione, l’Ordine della messa e così via.

Naturalmente, questa modifica al Codex iuris canonici comporta un aggiustamento al premio Apostolico Pastor bonus n.64 §3, nonché alle norme che riguardano le traduzioni. Ciò significa, ad esempio, che sarà necessario adeguare alcuni numeri dell’Institutio generalis missalis Romani e della Praenotanda dei libri liturgici. L’istruzione Liturgiam authenticam , che deve essere apprezzata per l’attenzione che porta su questa complicata opera e le sue implicazioni, deve essere interpretata alla luce della nuova formulazione del canone 838 quando si parla di ricercare il riconosciuto. Infine, il motu proprio prevede che la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti “modificheranno anche i propri Regolamenti sulla base della nuova disciplina e aiutano le Conferenze Episcopali a svolgere il loro compito”.

X Arthur Roche 
Arcivescovo Segretario 
Congregazione per il Culto Divino 
e la Disciplina dei Sacramenti

Fonte testo: http://press.vatican.va/content/salastampa/en/bollettino/pubblico/2017/09/09/170909a.html

Annunci

6 pensieri riguardo “CAMBIA LA LITURGIA, MA NESSUNO SE NE RENDE CONTO

  1. Ma in questo modo dov’è la verità, se ogni papa interpreta la Santa Liturgia a modo suo. Così nn c’è fermezza,continuità, Crea solo confusione,lassismo,disamore.
    Lo Spirito Santo illumini il Papa i Vescovi e tutti i Pastori,perché nn buttino alle ortiche duemila anni di Santa Liturgia,ricordino che la Messa è il Sacrificio incruento del Signore Gesù!

    Liked by 1 persona

  2. L’usurpatore apostata Bergoglione I con questo motu proprio legittima ogni abuso liturgico e frammenta la chiesa secondo il modello protestante. La Chiesa viene distrutta e il piano massonico anti-cristico viene portato a compimento.

    Mi piace

  3. Con pacatezza, mi sia permesso di criticare la riga che recita “DA QUALE POSSONO. 838 DEL CODICE DI CANON LA LEGGE È MODIFICATA”.
    Vuol essere la traduzione (fatta da Google?) delle parole
    “Quibus nonnulla in can. 838 Codicis Iuris Canonici immutantur”, ma il risultato è ridicolo o oltraggioso per la ragione.
    La traduzione corretta è
    “con cui si apportano alcune modifiche nel canone 838 del Codice di diritto Canonico”

    Nel discorrere di traduzioni più o meno accurate dei testi liturgici, meglio essere precisi anche nel riportare le citazioni.
    Scusate l’intervento da prof. di latino.

    Liked by 1 persona

  4. Che tristezza , si stanno perdendo tante anime , questo papa fa il contrario di ogni morale , ha escluso gli Italiani e la sicurezza nel nostro Paese ! Se vai a sentire una Messa la maggior parte dei preti fa solo propaganda Politica di Sinistra , ma il vangelo non lo spiegano più , se parlate con la gente non sa nulla , si perde la fede c’è confusione , qualcuno ci Aiuti ! Signore Salvaci !!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...